Vedi reflex e poi muori


Premessa.

Volevo qui approfondire un fenomeno di cui sono sempre più spesso vittima.

Ma succede anche a te che quando ti trovi in situazioni brulicanti di giovanissimi, questi ti chiedano una foto solo perchè vedono la macchina fotografica in spalla?

Cioè, non è che la chiedono con discrezione, educazione ed eleganza, ma sempre più spesso si avvicinano in gruppo, ebbri d’entusiasmo e già gli uni con le braccia al collo dell’amico, in posa e con facce rosse e smascellate urlando al mondo “ehi tu! Dai, dai, facci una foto”, con tale maleducazione e scontatezza da farti venire voglia di sciabolargli le dita, una per una con il coltellino svizzero. Anche quelle dei piedi.

Ma che è? Ragazzotto mio, credi che io ti faccia uno foto, la vada a scegliere, lavorare, ridimensionare, watermarkare per metterla su facebook e diventare matta all’idea che tu possa trovarti, taggarti e condividerla tra i tuoi amici?

Per cosa? Per diventare la paladina delle fotografie ai ragazzini non paganti? Come in discoteca?

Allora le risposte che mi vengono in testa sono:

1- Certo, fanno 100€, chiama la mamma!

2- Scusa ma chi sei?

3- paghi in contanti, paypal o con i soldini del Monopoli?

Alla fine però gentilmente denigro l’offerta e vado avanti. Lungo la mia strada di certo ce ne saranno altri, più belli.

 

Ipotesi secondo la quale il fenomeno FAMMILAFOTO è così diffuso e sue conseguenze.

Le discoteche e i locali in cui fanno musica di merda, assumono un ragazzino con la reflex per fare le foto da mettere su facebook. Tale ragazzino è pagato bene quando gli danno appena 50 euro a serata e la macchina fotografica con il flash. Lui non deve far altro che fotografare gruppi di compagnie sorridenti che se la godono in quel locale. Beve gratis, mangia gratis. Dunque la gente è ormai abituata a chiedere di essere immortalata in estasi alcolica ed il ragazzino, galvanizzato dall’essere il fotografo ufficiale del locale, non si fa ripetere due volte la proposta e scatta come un porco.

Non sa che 50 euro sono pochi. Non sa cosa vuol dire fare il fotografo. Non sa quanto costa l’attrezzatura che ha in mano. Non sa un cazzo. È in preda al delirio di onnipotenza dato dai complimenti della gente che si vede fichissima e felicissima ballando la musicadimerda. Alimenta il suo ego da wannabe e tutte le notti torna a casa con un erezione che non sfogherà perchè deve scegliere le foto, lavorarle e marcarle talmente tanto da vedersi solo la sua estrema gratitudine al locale, che gli da modo di farsi conoscere, credibilità e pubblicità. Per il locale, infondo, l’unico messaggio che deve uscire da quelle foto, rigorosamente ad uso web, è quello che lì, al MICIMBATTO (© AblD), ci si diverte un botto ed è pieno di figa e cocktails varipionti. Più la foto viene condivisa dagli amici degli amici su facebook, più il nome del locale si fa conoscere tra la gente.

Peggio ancora è quando un locale assume un fotoamatore adulto piuttosto che un wannabe.

Il fotoamatore medio, solitamente, è uno statale adulto ben pagato, che può permettersi un’attrezzatura sua di un certo livello. Frequenta localidimerda con reflex perchè se li frequentasse senza reflex si annoierebbe, infondo non ha più vent’anni. Allora si mette a fotografare la bella topa che gli chiede una foto. Lui gliela fa. Lei non gliela da. Ma poi gli chiede l’amicizia su facebook, e si taggano.

Gloria è fatta.

Peccato che il fotoamatore spesso, non si limita a quel tipo di fotografie lì. Anzi! Il sabato è a qualche matrimonio. La domenica le gare sportive ai palasport. Il lunedi sera il jazz della Scimmi Nuda. Il martedì c’è il film su Rai4, quindi foto dei suoi gattini. Il giovedì il concerto di musica classica a Villa Manin. Il venerdì di nuovo nel localedimerda a dire di si come un servo della gleba a tutte le facce da culo che vogliono una foto. È mancare di rispetto al lavoro del fotografo che ormai si sente aggredito dalle richieste di foto di gruppo totalmente decontestualizzate. È alimentare quell’incoscienza e ignoranza su cosa sia fare il fotografo.

Colpe palesi non ce ne sono. Infondo, al locale basta poco, al wannabe basta ancora meno, il fotoamatore se la fa passare. E il fotografo vero che si trova in quelle circostanze? E magari sta lavorando veramente? Quello che poi alla sera torna a casa e deve scegliere in funzione di un sacco di cose? Le foto adatte ai quotidiani? Quelle per la location, quelle che descrivono le situazioni? Quelle che raccontano?

Solo un po’ più di rispetto ci vorrebbe, per un Mestiere che si, evolve continuamente nel tempo, ma che sotto sotto esiste ancora con i suoi criteri estetici oggettivi e soggettivi, con i suoi tempi duttili o voraci, con una testa che lavora di continuo dietro una reflex. Se è la mia? D’ora in avanti la vedi e poi muori.

 

 

 

 

 

 

 



Posted on agosto 2nd, by Alice Durigatto in Storie, TUTTE LE NUOVE.


  • E quindi?

    20 anni, di cui gli ultimi quattro passati ogni sabato sera in discoteca e ogni domenica mattina a taggarsi con gli amici nelle foto del locale.

    E pretendi pure che, vedendo qualcuno con una macchina fotografica in spalla mentre è fuori a divertirsi, pensi a cos’è e come lavora un fotografo professionista?

    Quello ha visto, quello conosce.
    Come gli aborigeni innanzi ad un iPhone.
    Come gli Apache innanzi all’alcool.

    Come gli Indios innanzi ai fucili di Pizarro.
    E finchè gli spari in testa, poc’altro può cambiare.

    ___________________________________________________

    • Alice Durigatto

      È vero, e non dico che non debba essere così! Ormai è la normalità. Ma pensa a quando quel ragazzino cresce e si laurea, per esempio. Vorrà le foto di una tappa importante e probabilmente si stupirà quando si vedrà presentare un preventivo di spesa per il reportage della celebrazione.
      Forse continuerà a pensare che le foto sono ovvie!
      A meno che il wannabe, o un altro fotografo, non sia diventato suo amico e decida di regalargliele!

      • E’ il 2014.
        Fosse per lui, iPhone e compattina con gli amici.

        Sarà la mamma a cacciare i soldini per quelle quattro foto DI MERDA fatte da un CANE INCOMPETENTE che “casualmente” sarà lì con il benestare del rettore e un qualche cartellino appeso alla giacchettina Nikon.

        Presumo tu sappia a quale esempio mi sto riferendo.

        BTW, i primi fotografi che probabilmente pagherà saranno quelli al suo matrimonio.

        • A meno che le cose non cambino talmente che dovrà esserci tutta un’altra fonte di guadagno per i fotografi! Non si sa mai… Come già detto è Mestiere in continua evoluzione, forse neanche la testimonianza del matrimonio varrà una spesa che dura nel tempo, chissà!

          E quelle foto là, quelle a cui ti riferisci, prima o poi le debbo vedè!!!!

        • Alice Durigatto

          A meno che le cose non cambino talmente che dovrà esserci tutta un’altra fonte di guadagno per i fotografi! Non si sa mai… Come già detto è Mestiere in continua evoluzione, forse neanche la testimonianza del matrimonio varrà una spesa che dura nel tempo, chissà!

          E quelle foto là, quelle a cui ti riferisci, prima o poi le debbo vedè!!!!