Matteite Fest


Carta da parati con texture scura damascato tipo album di nozze anni novanta.

Divanetti e poltroncine art decò del tutto sfondati.

Specchio con cornice aurea 300x50cm dietro al bancone.

Lampadario fine ‘800 con gocciole di cristallo e qualche lampadina.

Apartamento Hoffman a Conegliano. Non c’ero mai stata, me l’aspettavo grande tipo Deposito Giordani e decadente tipo Cas’aupa. Invece aveva la sua sentita identità rinascimentale!

C’era il festival della Matteite, la Matteite fest. Sul palco cinque gruppi di questa etichetta indipendente. Mezz’ora per ciascuno. Andiamo per ordine.

LAVINIA

MATTEITE FEST

Alta seccasecca. Capello lungo liscio, frangetta fino alle palpebre. Chitarra acustica. Canta. Ovvia.

Le voglio regalare un biglietto per il Canada o per la Norvegia.

Eccola qui, ne ho scelta una a caso di canzone, non ho avuto la forza di rimettermi a sentirle tutte per trovare quella che parlava d’insetti.

Fastidio cosmico, monotonia a rilento. Zainetto impermeabile variopinto in spalla e via giù dal palco. C’è un motivo per cui era la prima in scaletta.

IL CANE

MATTEITE FEST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi soffermo sul bassista. Camicetta e maglioncino, tipo commercialista inglese che esce dallo studio alle sette ed entra nel pub. Faceva i coretti ma non lo sentiva nessuno. Coretto al microfono e poi tre passi indietro. Gallagher gli dev’essere molto caro.

Sul palco, oltre al basso c’erano una batteria e mezza, una chitarra e la voce adolescenziale di Matteino che prendeva forma piena nel suo chiudersi nelle spalle. È incredibile come la sua raucedine nasale che senti ascoltandolo parlare, si trasformi in voce chiara e fresca cantando. Sempre nasale.

Basi di fiati uscivano dalle casse. Sul palco solo la ritmica imponente.

Su Rolling Stones Magazine presentano il suo disco e sul tubo c’è il video clip di Maledizione, il singolo tratto da Boomerang, appunto.

 

PAUSA CICCA IN CORTILE

È stato un momento agrodolce. Esce dietro di me un tizio che mi chiede d’accendere, approfitto per fare una delle mie figure di merda: “Ma tu, quante volte nella vita ti sei messo a camminare per strada con passo sicuro cantando Bitter Sweet Symphony?”. Ride e si compiace dell’assomiglianza ad Ashcrof : “Cazzo, figata, non me l’aveva mai detto nessuno! Che gran complimento!”.  Insomma, non è che ho avuto molta fantasia, non è che ho incontrato il Grande Puffo e gli ho dato del Legolas.

 

MULETA

MATTEITE FEST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È la band con il chitarrista real hipster anni ’60. Nel senso che quel signore dev’essere nato negli anni 60′. Cantavano qualcosa tipo “Duro, duro, voglio qualcosa di duro”. Ora. Direi che le groupies sarebbero state decisamente d’accordo e molto felici.

Peccato che davanti al palco non c’era praticamente nessuno. Non è colpa loro, che c’era della ciccia interessante, il problema arrivava da dietro, dal mixer…

IL FONICO

not like this

Mi giro e trovo un mio vecchio compagnuccio di studi. “Ciao! Macchebbarba c’hai! WOW!”. E lui: “Ciao! Maccheccapelli c’hai!”.

Ok. Finiti i convenevoli abbasso lo sguardo sullo strumento. Due metri e mezzo di superficie con dieci alla enne pippoli. Analogico. Tondi, piatti, blu, rossi, verdi, gialli, manopoline, tastini, tutte bellissime cosette da poter essere utilizzate al Velky Strahovsky Stadium. I led erano totalmente rossi perchè i volumi erano quelli per il  Meazza anche se eravamo in una sala che poteva tenere forse cento persone.

ALFABOX e NOVALISI

MATTEITE FEST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MATTEITE FEST

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è da dire che a guardarli, da lontano, gli Alfabox sembravano coinvolgenti e sbarazzini! I loro fan dicono che è stato il loro peggiore concerto. Io ero curiosissimissima, devo tenere d’occhio le prossime date. Lì non sono riuscita ad ascoltarli. Il volume cresceva man mano che l’ora si faceva piccola. Per quanto riguarda i Novalisi? Bè, non li ho neanche guardati, Oggi mi fa male un orecchio e credo di avere un tono di voce particolarmente alto.

 

Inutile puntualizzare che verso la una del mattino avrei ripreso l’auto per andarmermene dolcemente affacul.. a fare le ninne!