Istanbul – “Connected to people”


Tutto è iniziato al tempo della Befana, quando Marco mi ha detto :” Tu a fine mese non lavori.”

Già, io a fine mese non lavoro e a Milano si trova del buon Cabernet a un euro a calice!

Piuttosto seriamente mi ha sbattuto in faccia la prenotazione del volo e dell’alloggio.

Istanbul.

“Partiamo il 24, arriviamo a Bergamo e stiamo li una notte, il 25 voliamo da Orio al Serio a Sabiha Gökcen, alloggeremo a Sultanahmet, dietro alla Moschea Blu. Torneremo a Bergamo giovedì 29, faremo una passeggiata a Bergamo alta, nella parte storica e poi torneremo a casa per cena!”

Ah.

“Non preoccuparti di nulla, pensa a finire le tue cose, della logistica me ne occupo io!”

Ok.

“Ah! C’è una condizione: niente telefono, computer, internet. Puoi portare solo la macchina fotografica con un obiettivo.”

COOOOSAAAAAA?!?!?! Ma potrei perdere il lavoro della vita, potrebbe succedere di tutto, potrebbe morire il gatto o sposarsi mia sorella!

Arrivati a Sabiha Gökcen ci guardiamo intorno e decidiamo di prendere uno dei mezzi per raggiungere Piazza Taksim. Qui chiediamo informazioni su come arrivare a Sultanahmet. Il suggerimento è stato di prendere la metropolitana, poi un tram e proseguire a piedi per raggiungere l’ Arasta Butik Hotel, vicino all’Arasta Bazar.

Scendiamo le scale sotto una grossa M blu e ci ritroviamo davanti ad un autobus sgangherato e polveroso.  La biglietteria automatica sembrava quell’avanzo di distributore di siringhe che sta al parcheggio Marcolin a Pordenone, ma tutto scritto in turco senza inglese nè tariffe.

Optiamo per un Taxi.

“Non preoccuparti di nulla, pensa a finire le tue cose, della logistica me ne occupo io!”

Il tassista, con 30 lire turche  (15 euro circa), ci molla su un incrocio e ci indica la strada da percorrere a piedi: “100 metri circa e siete arrivati!”

Percorriamo 100 metri. Poi almeno altri 100 e 100 ancora. “Scusi, ma per raggiungere questo indirizzo, siamo nella direzione giusta?” Tutti rispondevano con decisa disponibilità, ma di 100 metri in 100 metri una domanda si formulava da sola “Ma siamo sicuri che questo albergo esista?!?!”

Finalmente sbattiamo il naso contro un’insegna spenta e un cartello alla porta: “Benvenuti al Arasta Butik Hotel! Rivolgersi alla porta accanto, prego!”

E subito penso alla mamma e a quando le diedi notizia della partenza:

Mamma, ho detto Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli, non Kobane! Non ci sono Kurdi! Non ci decapitano, nessun fondamentalista islamico ci rapisce!

La porta accanto dava su una scalinata stretta e ripida. L’insegna diceva Ararat Hotel . Il gestore ci accoglie placidamente e ci fa accomodare. Dice: ” Bè, voi avevate prenotato al Butik, ma purtroppo c’è stato un piccolo probema. Ora è chiuso. Allogerete qui! State tranquilli, siamo convenzionati!”

 E ci infila in una stanzetta lignea dietro alla reception, sulla porta una scritta diceva “uscita di sicurezza”, la freccia indicava la porta della stanza accanto.

Usciamo per la cena. Il quartiere è tranquillo e baldi turchi sugli usci di ristoranti e botteghe ci invitano insistentemente ad entrare. Scegliamo il kebabbaro che si fa i cazzi suoi e ordiniamo una birra. L’omino scosta una tenda, si infila la mano in tasca, prende una chiave grande dieci centimetri, apre una porta di legno, poi spinge un cancellato di ferro. Scende le scale strette e ripide e scompare. Ritorna dopo dieci minuti con due boccali di rame ricolmi di bionda, ansimante, provato e pallido.

Ma non era sempre così, infondo la birra si trovava spesso!

Si, Fiorentina Roma

Si, Fiorentina Roma

La città copre una superficie di 5.343 chilometri quadrati, cioè tipo tutto il Friuli, 2.000 chilometri quadrati in meno, tò! La differenza saranno solo quei  14 milioni di abitanti in più! Ecco perché 100 metri sono concepiti come un chilometro! Con le cartine alla mano, una del 1989 ed una attuale, decidiamo di percorrerne le vie il più possibile, quasi cercando le differenze, i cambiamenti avvenuti in 26 anni.

“Non preoccuparti di nulla, pensa a finire le tue cose, della logistica me ne occupo io!”

A tal proposito, Marco, come facciamo a raggiungere di nuovo l’aeroporto giovedì mattina? È dalla parte opposta della città, abbiamo percorso un’ora e mezza d’autostrada per arrivare a sud del Corno d’Oro! Oltre a ritornare a nord dobbiamo addentrarci parecchio nella parte asiatica! Hai una mappa dei mezzi pubblici? Loro funzionamento, costi, tariffe? Tram? Tunnel sottomarini?

“Non preoccuparti di nulla, pensa a finire le tue cose, della logistica me ne occupo io!”  AKA “Rimuovi tutte le fottute gelatine in dieci mosse”.

Dall'Ararat all'aeroporto

Dall’Ararat all’aeroporto

Quattro giorni per immergersi nella magia dell’incontro tra oriente e occidente, quattro giorni per ripercorrere duemila anni di storia, gloria e fascino! Con cosa cominciamo?

“Alla Moschea Blu e ad Aya Sofya ci andiamo l’ultimo giorno, tanto alloggiamo praticamente lì, ci mettiamo un attimo! “

Trovate chiuse, troppo tardi.

“All’ippodromo? Quando ci andiamo? Anche quello, è vicino, passiamoci!” Ma dopo la miriade di chilometri percorsi a piedi il mio ginocchio faceva così cilecca da bramare disperatamente il rientro verso l’hotel AVARAT, senza Leo e senza deviazioni di sorta!

“Tò, guarda, questo è il parco di Palazzo Topkapi, sono le dieci di sera, facciamo un giro all’esterno, domani ci entriamo e andiamo a vedere la parte dell’Harem”. Ma il giorno dopo siamo affogati nel caffè turco e nel succo di melograno accarezzando un gatto e facendo le chiacchiere con la manager del grande albergo di fronte.

Leggo che “La Cisterna Basilica è una delle grandi opere realizzate da Giustiniano nel 532.

L’imponente edificio ha numeri davvero impressionanti: 336 colonne con capitelli e pietre scolpite divise in 12 file da 28 ciascuna, 140 metri di lunghezza, 70 di larghezza, capace di contenere 80.000 metri cubi d’acqua.

Era utilizzato come deposito delle acque di Istanbul durante l’epoca bizantina e in seguito garantiva l’approvvigionamento idrico per il palazzo Topkapi.”

VUOI NON ANDARCI?!?!

E difatti non ci siamo andati, probabilmente era quando ci siamo dilungati al Gran Bazaar per comprare un Narghilè, facendoci dare dei “braccini corti” da uno che Francesco Totti sono gli uomini italiani e urlava qualcosa tipo “vattela pesca o vattene affanculo, scegli te!” Tutto in un glorioso italiano da spaghetti, pizza e mandolino!

E allora?!

Abbiamo visto una città in continuo divenire, un cantiere a cielo aperto in cui un antico teatro romano è stato sostituito da un immenso centro congressi, abbiamo visto strade ricche di moda anni novanta, gatti, cani e parchi. Abbiamo trovato angoli desolati, sporchi e ricoperti di immondizia affacciarsi a palazzi futuristici ed alberghi che incrementavano l’inquinamento luminoso fino a fare scoppiare il cielo. Abbiamo visto volare vassoi pieni di tazze di tè come si vedono volare vassoi pieni di tazze di caffè a Venezia, ne abbiamo bevuto talmente tanto da non ricordare più il sapore liscio dell’acqua naturale. Abbiamo preso il vento freddo che il Mar Nero porta dalla Russia, abbiamo ballato musica dance anni novanta in una discoteca in cui c’erano solo altre quattro donne servite da quindici camerieri. Abbiamo salmodiato con i muezzin delle moschee cinque volte al giorno, senza vederli dai minareti perché ormai ci sono solo grandi altoparlanti. Abbiamo camminato lungo la Grande Rue de Pera e ci è sembrato di percorrere Corso Buenos Aires a Milano, Mc Donald’s, Burger King, la mistica sirena di Starbucks ed un vecchio binario su cui scivolava un vecchio tram.

Abbiamo visto mercati, bazaar, bimbi che giocavano a pallone sulla strada. C’erano bancarelle che vendevano viagra, tabacchi a tre euro e mezzo all’etto, frutta secca e yogurt acido.

C’erano pescatori con le esche appoggiate sull’acqua sporca del Bosforo, pescavano pesci piccoli e bigi, frittura da ristorante.

 Abbiamo visitato la sesta città più popolosa al mondo e, alle undici e mezza di notte, tutto era già finito.

Comunque si, durante le mie ferie (erano 4 anni che non andavo in ferie) non ho portato davvero il telefono e ho perso un ufficio gratis per un anno a Udine.

Però l’uomo della logistica mi ha fatto una sorpresa prolungando fino al primo febbraio il viaggio: siamo finiti a Milano per il mio compleanno, passato insieme a cari amici che, per culo, convogliavano tutti in città durante quel week end!

Infine, lascio qui un giochino:

INDOVINA QUANTI GATTI SONO PRESENTI IN QUESTA FOTO! Trovi la soluzione nella prossima BuonaNuova!

INDOVINA QUANTI GATTI SONO PRESENTI IN QUESTA FOTO!





  • Lu Gioroldo

    Solita Alce ma con il level up….magari con le prossime ferie in un ufficio a zagabria..per un anno.