Ian Mc Culloch – Fiera della Musica 2013


Allora.

Fiera della Musica sono tre serate, Ian Mc Culloch ieri a teatro, i Morcheeba oggi in piazza, i Rumatera e i Persiana Jones domani, sempre in piazza. Visti i diversi impegni, ci siamo divisi le tre serate. La cosa buffa comincia proprio qui! Neanche farlo apposta le divisioni sono state consone alle nostre preferenze di genere!! Ian Mc Culloch, l’ho scoperto perchè l’avrei fotografato e m’è piaciuto tanterrimo – come ho fatto a non aver ancora ascoltato gli Echo & the Bunnymen???? I Morcheeba sono il gruppo di punta quindi se li fa il capo per ovvi motivi e ad Elia resta il punkettino casinaro domani sera, che lui adora!

Torniamo a Ian. La mia rivelazione della settimana.

È un signore di 54 anni, con la panza nascosta da camicia nera e giacchetta, occhiali da sole, capelli “sbirduffiti” appropriati al genere (ad hoc). Inglese e con la smania del buio, ieri sera con il mal di gola che probabilmente lo infastidiva moltissimo accrescendo la nausea che aveva per quell’unico e fiebile faretto atto a illuminarlo (?).

Suonava seduto con una chitarra acustica, a suo fianco un tale biondino con i capelli ricci e gonfi, magrissimo, magliettinaa righe, jeans e mocassini, con una fenderina elettrica accordata in minore, stesso sound dei Velvet Underground. Non ricordo il suo nome. Ian aveva alla sua sinistra un tavolino con un sacco di plettri, biretta in calice e una confezione di miele.

Miele. Honey. “Take a look on the wild side…”

Quando le luci hanno iniziato a spegnersi, in sala, il sipario era chiuso. A luci spente il sipario si è aperto e lui era già lì, seduto. Ha salutato e, sempre nella penombra, ha iniziato a suonare.

“Zio can! Ma quanto figo è?” Poi subito dopo “Ma zio can, è buio!!”

Era impettito, di quelli che “Adesso arrivo io, vi pettino con la riga al contrario e poi me ne vado affanculo”, tanto che la voce dell’annunciatrice a teatro, oltre a raccomandare di spegnere i telefoni cellulari, ha anche specificato che per volontà dell’artista sarebbe stato utile essere silenziosi altrimenti ci avrebbe invitato ad uscire. Insomma, non rompiamogli i coioni!

Dopo ogni brano si tracannava del Miele (doo.doodoo-doo-doo-dooddooroodoooooooo) seguito da un copioso sorso di birra. “CHEERS” e poi ripartiva. Al massimo chiedeva di abbassare ancora un po’ le luci, perchè si, un faro blu è davvero troppo fastidioso.

Incredibilmente, verso metà concerto ha iniziato ad interagire. Forse perchè qualcuno in platea ha deciso di accompagnarlo battendo le mani. Deve anche aver scelto il pezzo giusto e il momento giusto di quel pezzo.

Insomma, dai, era contento, sembrava molto compiaciuto! Ha fatto anche un mezzo sorrisino sotto i baffi, rigorosamente dietro al microfono! Ed è da quel momento che ha diminuito la frequenza del gesto compulsivo di grattarsi a sinistra del collo abbassando il capo.

Alla fine, visto che è inglese, ha salutato annunciando l’ultimo pezzo. Dicendo “Vi faccio l’ultimo. Ma è vero o non è vero che è l’ultimo pezzo? Si che è vero!! No, no, scherzavo dai!”.

Ha fatto sto pezzo e se ne è andato.

Applausi per cinque minuti. Poi un tipo pelato ha portato sul palco, appoggiandolo sul tavolino, un altro calice di birra. Boato.