Asti – 89′ Adunata Nazionale degli Alpini


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Ordinati in file e schierati con le loro divisioni, migliaia di alpini sfilavano lungo le vie principali di Asti il 15 Maggio 2016. Era la 89′ adunata nazionale degli Alpini, per celebrare tutti costoro che hanno combattuto in nome dell’Italia unita a distanza di cento anni dalla Grande Guerra.

Ora dimentica la fotografia sopra, trovata nell’internet, e concentrati sulla fotografia qui sotto:

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questa fotografia l’ha scattata Ezio, a me e Ivo mentre stavamo aspettando che la fanfara di Gemona del Friuli partisse con il suo carosello. Ezio è di Trento, orgoglioso, come tutti gli altri del suo passato militare.

Ma non è che voglio qui ragionare sulla voglia di stare insieme in genuinità e cameratismo che caratterizza ogni festa popolare con gli Alpini o di sottolineare di quanto o come la leva possa interferire con il senso di realtà di diversi uomini (o donne).

Vorrei qui rivalutare l’adunata nazionale degli Alpini:

da come i divisi soldatini in sfilata istituzionale, si possono trasformare in un’ orda di Dothraki selvaggi sui loro cavalli, ruscellando lungo le vie del centro e lasciando, al loro passaggio, tutti i san pietrini della città di Asti appiccicosi come il pavimento di una discoteca alle cinque del mattino.

La foto qui sopra è un altro bel ricordo, soprattutto inaspettato! Più la guardo e più mi chiedo che cavolo ci facessi io lì!

Venerdi 13 Maggio mi chiama mia sorella: “Senti, Ali… Ti andrebbe di venire con me ad Asti domani? Sai, c’è una roba che devo fare con la banda… Un carosello… L’abbiamo preparato a lungo e mi dispiacerebbe non esserci. Avrei dovuto partire questa sera dopo lavoro con Max, però mi hanno messo straordinari domani mattina, quindi partirei domani, intorno alla una. Che dici? Ti Và?”

Alle domande “quanto spendo?, dove dormo?, cosa mangio?”, le risposte sono state positive, avrei speso poco, avrei avuto un letto (di conseguenza un bagno) e avrei certamente mangiato, quindi ho detto di si.

Sabato 14 Maggio, in autostrada, più o meno a Brescia, scopro che:
1- non si tratta della Banda cittadina di Tricesimo con la quale mia sorella suona abitualmente e alla quale è associata e della quale oramai anche io conosco diversi banditi ma
2- si tratta della banda Alpina di Gemona del Friuli, la quale, non essendo cospiquosamente ricca di strumentisti, attinge alle bande degli altri paesi, un po’ Tricesimo, un po’ Mortegliano, un po’ Tolmezzo, un po’ Venzone etcetcetc….
3- Il fantomatico carosello, che non è altro che nuoto sincronizzato sull’asfalto suonando (4), avrebbe dovuto avere inizio alle 16:30 del giorno stesso, quindi non ci sarebbe comunque arrivata, partendo alle 13:00, ma per un fortuito caso ancestrale che riguardava pioggia e ritardo alpinico, saremmo arrivate giusto in tempo per indossare la divisa, abbracciare il sax e andare in scena alle 19:00. Questo è stato scoperto alle 16:30, appunto.
5- Il mio posto letto non è del tutto sicuro, “ma vioden, in qualchi maniere si rive a fati sta ancje te”.
E 6- Non si tratta di un raduno a caso di bande ad Asti, ma

DELL’ADUNATA NAZIONALE DEGLI ALPINI! – bestemmia a piacere –

Ecco. Sono sopravvissuta alle marce e al carosello, agli strombazzamenti continui, ai panini con la salsiccia, ad altre sorelle inbucate come me, ai cori di villotte friulane, ai susafoni gravi e ai tamburi ambulanti, alle camminate da cinque ore, al traffico pedonale che mi ha lasciata ferma per 10 minuti senza riuscire ad andare avanti o indietro, al vino rosso, alla celebrazione istituzionale, agli accampamenti, alle bandiere e alle piume, alle distese di divise prima verdi, poi blu, poi rosse, agli sbronzi e ai loro simpatizzanti, a Ezio, Ivo e Armando che si erano innamorati di Miriam, allo stare in branda con mia sorella, all’alloggio senza acqua, ai messaggi di Ester sul telefono di Bigia.

Poi il Silenzio (militare italiano).